Lavorare in una digital company: il Connettivo Day di Lotrek
Open space, open doors
Il tessuto connettivo tiene insieme, sostiene, collega. Il connettivo logico fa più o meno lo stesso lavoro con i pensieri: li mette in relazione, crea passaggi, evita che una frase cada nel vuoto. Cosa che, nella vita e nei testi, è sempre una buona notizia.
Poi c’è il Connettivo di Lotrek. Quello che in questa edizione 2026 ha riempito il nostro open space a Pistoia di persone, domande, idee, percorsi diversi, energia e curiosità.
Connettivo Day è il nostro open day dedicato ai giovani talenti del territorio: un appuntamento annuale pensato per aprire le porte di Lotrek e raccontare da vicino cosa succede dentro una digital company indipendente e cooperativa. Un’occasione reale di confronto tra chi il digital lo vive ogni giorno e chi sta cercando di trasformarlo in un lavoro.

In foto da sinistra: Filippo Gruni (CEO di Lotrek) e Giovanni Capecchi (Sindaco di Pistoia)
Non una presentazione aziendale con le sedie in fila e le frasi confezionate, ma un pomeriggio di speech, networking, one-to-one conoscitivi, domande sul futuro e visioni condivise sul mondo del lavoro, della comunicazione e dell’innovazione.
Dentro una digital company

Parte del team organizzativo di Connettivo Day
Vista da fuori una digital company può sembrare una somma di output: un bel sito web, piattaforme, campagne, contenuti, strategie, interfacce, performance. Da dentro, però, è tutto decisamente più articolato e più interessante.
Ci sono ruoli che si intrecciano, competenze che si parlano, progetti che attraversano mercati, sfide, settori e paesi diversi. C’è la tecnologia, certo. Ma ci sono anche metodo, ascolto, pensiero critico, responsabilità e quella capacità di tenere insieme complessità diverse senza farle diventare una matassa.
Durante l'evento abbiamo condiviso la realtà dei nostri progetti, il nostro approccio e la nostra visione, il modo in cui lavoriamo, la varietà dei ruoli che abitano Lotrek e la dimensione internazionale di molte delle sfide che affrontiamo ogni giorno.
Perché lavorare nel digital non significa solo conoscere gli strumenti. Significa soprattutto capire come usarli, per chi, con quale obiettivo e con quale impatto.
Technology, design e visione d’impresa
A dare il benvenuto e aprire agli speech è stato Filippo Gruni, CEO di Lotrek, con un focus sulla visione d’impresa: cosa significa far nascere e soprattutto far crescere una digital company indipendente e cooperativa in un contesto competitivo e con l’evoluzione repentina dell’AI sullo sfondo? Gli ingredienti sono tanti, ma uno tra tutti fa davvero la differenza: un framework proprietario BXO, Brand Experience Optimization, che orienta il nostro mindset e il modo di progettare esperienze digitali, tenendo insieme brand, persone e obiettivi di business. Dall’ascolto dei bisogni reali degli utenti alla realizzazione di esperienze che li possano soddisfare.

Filippo Gruni, CEO di Lotrek
Perché essere una digital company significa oggi soprattutto questo: leggere il cambiamento e le esigenze degli utenti e del mercato, capirne le implicazioni, scegliere dove investire energie e competenze. Significa saper costruire un’organizzazione capace di stare nel presente senza farsi consumare dalla velocità. Che, diciamolo, ogni tanto ci prova.
A seguire, con Eleonora Merzi (Senior UX Designer) abbiamo spostato l’attenzione sull’Experience Design e su come progettare meglio significa progettare insieme.
Il suo intervento, Progettare insieme, progettare meglio. Processi di co-design e workshop, ha raccontato il ruolo dell’Experience Design dentro il flusso di lavoro di Lotrek e il valore del co-design come approccio metodologico. Coinvolgere stakeholder e utilizzatori reali non è un vezzo partecipativo. Il co-design permette di far emergere bisogni, priorità, aspettative e criticità prima che diventino problemi più grandi. Può essere applicato in momenti diversi del progetto, con obiettivi diversi e modalità diverse. Nella presentazione di Eleonora, il workshop è diventato il punto di osservazione più concreto: cosa succede prima, durante e dopo, come si prepara un’attività, chi viene coinvolto, quali esercizi si scelgono, quali output si ottengono.

Eleonora Merzi, Senior UX Designer a Lotrek
Una specie di anatomia del workshop, ma senza camice e senza trauma.
Dai casi studio condivisi è emerso un punto molto chiaro: il design non serve solo a dare forma alle soluzioni, ma anche a far emergere le domande giuste. E spesso, nei progetti complessi, è proprio lì che si decide la qualità del risultato.
A concludere il panel degli speech, con Simone Andreotti siamo entrati più in profondità nel web design: non solo pagine, codice e funzionalità, ma esperienze sempre più interattive, immersive, capaci di avvicinarsi al linguaggio del 3D e di aprire possibilità progettuali nuove.
Il suo intervento, Il Web come non l’avete mai visto, ha raccontato una tecnologia che non si limita a “funzionare”, ma costruisce ambienti, relazioni, percorsi. La sfida, oggi, non è più soltanto capire fin dove si possa arrivare tecnicamente. Quel limite si sposta continuamente più avanti, con una certa insistenza. La vera domanda è come rendere sostenibile la produzione di progetti complessi, ottimizzando tempi, workflow e risorse.

Simone Andreotti, Frontend Developer a Lotrek
Qui entra in gioco anche l’intelligenza artificiale, non come bacchetta magica e nemmeno come sostituto del developer. Piuttosto come acceleratore dentro processi guidati da competenze umane. Perché trasformare un’idea ambiziosa in un’esperienza reale richiede ancora metodo, visione tecnica e capacità di scelta.
I tool aiutano, ma sono le persone a decidere cosa farne.
Quella scintilla che conta
La parte più bella, però, non è stata solo raccontare e raccontarsi. È stata ascoltare e guardare Lotrek anche attraverso gli occhi di chi la scopre per la prima volta.
Durante i one-to-one conoscitivi abbiamo incontrato giovani talenti con percorsi, ambizioni e domande diverse. C’è chi è arrivato con un’idea più chiara del proprio ruolo, chi ne sapeva poco di cosa fosse una digital company, chi con un portfolio da voler mostrare, chi con molti dubbi e il bisogno di capire da dove cominciare.
Tutte e tutti, in modi diversi, hanno portato qualcosa di prezioso nel nostro open space: attenzione, curiosità, voglia di mettersi in gioco, che ha portato a una contaminazione reciproca di valore. È quella scintilla che si accende quando qualcuno non sta semplicemente cercando “un posto”, ma un team in cui essere ascoltato, un contesto in cui crescere, uno spazio in cui misurarsi senza dover fingere di avere già tutte le risposte.

Accoglienza e registrazione dei partecipanti
I colloqui conoscitivi sono stati momenti di vero orientamento e confronto. Occasioni per raccontarsi, fare domande, ricevere feedback, mettere a fuoco competenze, desideri e possibilità.
A volte il valore di un incontro sta proprio lì: non nel dare una direzione definitiva, ma nel rendere più chiaro il prossimo passo.
Feed your mind, feed your network
Il networking davanti a una light dinner ha continuato quello che gli speech e i colloqui avevano iniziato: storie condivise, esperienze rimesse in circolo, confronti informali, spunti da portarsi a casa. Il momento perfetto in cui superare l’imbarazzo e fare quella domanda a chi ha già il ruolo dei sogni. È questa la parte degli eventi dal vivo che non puoi pianificare fino in fondo ed è esattamente il motivo per cui funziona.

Momento aperitivo e networking
Perché puoi organizzare l’agenda, preparare gli interventi, immaginare i flussi. Poi però arriva la parte migliore: quando le persone iniziano a parlare e a connettersi davvero.
Human before digital, sempre
Per noi Human before digital significa anche questo: creare occasioni in cui le persone possano incontrarsi, orientarsi, riconoscersi, condividere conoscenza. Non un gesto decorativo, ma una forma concreta di cura verso i professionisti del futuro.
Connettivo Day è nato anni fa a Lotrek proprio per dare spazio a questo scambio tra agenzia e territorio, tra professionisti e giovani talenti, tra competenze già costruite e possibilità ancora da definire.
Perché è vero che la tecnologia ci unisce. Ci permette di lavorare su progetti internazionali, collaborare a distanza, costruire esperienze sempre più complesse e accessibili. Ma è l’empatia a connetterci davvero.
È quella scintilla capace di trasformare un open day in un momento utile. Una domanda in una conversazione. Un incontro in una possibilità.

Dettaglio della parete manifesto nel nostro open space
Ci vediamo al prossimo Connettivo!
Grazie a chi ha partecipato, a chi ha portato domande, attenzione e voglia di mettersi in gioco.
Un grazie speciale ai nostri team leader, a tutto il team organizzativo di Lotrek e a Giovanni Capecchi, sindaco di Pistoia, per la gentile partecipazione.
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