09 Ottobre 2017

L'utilità di un blog aziendale (umanocentrico)


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Filippo 
Tempo
di lettura
5'

Nell'epoca in cui siamo tutti blogger e influencer senza seguito, credo ancora nel valore di un blog e nei suoi molteplici utilizzi, ecco il perché...

Mi ricordo del mio primo blog...

Io son sincero... All'inizio il blog lo usavo per conoscere le ragazze. Era il tempo di Studenti.it, quando era ancora un portale con un po' di anima giovane e scanzonata, quella tipica dei post anni '90, si viveva con la consapevolezza di sentirsi diversi solo perché si parlava di argomenti che la quasi totalità della popolazione umana ignorava: Blog? Followers? Post? Spam... Block... Link... E altre cose del genere. Io ero troppo piccolo per pensare di farci dei soldi e troppo grande per non pensare all'unica cosa che poteva funzionare: abbordare ragazze. Era tutto così semplice e naturale, una poesia oggi, un pensiero domani, un racconto arguto domani l'altro e una foto di 3/4 di volto (il profilo giusto) a ribelle e/o dannato (robe un po' così). Sì, bastava poco per attaccare discorso, i maniaci erano ancora nelle chat di mIRC o di c6? ed i blog erano per i puri: ragazzi e ragazze che potevano alterare la realtà delle loro vite (senza esagerare come in chat) al fine di creare legami non-ancora-definiti-causa-mancanza-della-parola-followers che al tempo potevano pure sfociare in amore, anzi, l'obiettivo era quello. Un amore sacro, molto fisico, poco spirituale (ma solo perché avevamo fame, noi topi da PC) ma pur sempre con nobili e signorili intenti.

La cruda realtà dei Nerd

Tutto questo molto bello fino a che noi maschietti non capivamo che alle femminucce piace giocare coi pensieri, con la fantasia, con le provocazioni. Si innamorano di una frase, ma dal vivo, al primo gelato che ti cade sulla maglietta o al primo parcheggio in retromarcia gestito da pivello, ti mollano. Quella frase tanto figa e poetica se la scordano, la realtà continua ad essere troppo forte, eccezion fatta per gli aforismi di Bukowski e Oscar Wilde, quelli no, quelli spaccano ancora... Ma, tornando agli appuntamenti fallimentari, a noi nerd andava bene ugualmente... Perlomeno avevamo degli appuntamenti, mentre sull'esito ci si doveva ancora lavorare, e non poco. Fortunatamente alla fine arrivarono i Social a darci una mano ma qui inizia un'altra storia che non c'interessa, o meglio, è interessante ma troppo poco professionale, suvvia. Tornando ai blog...

Ego e Seo

Un sacco di simpatiche persone che credono di possedere la scienza infusa nel tragicomico mondo della SEO, affermano, con non poca arroganza, che per fare SEO serve un blog. Il blog è la SEO, l'unico modo è quello, eh, mica ne possiamo inventare altri. Qualcuno c'ha provato a far capire che probabilmente la situazione è un po' più complessa della frase "apri un blog aziendale, ti serve per la SEO" ma non c'è niente da fare! A tutti piace il concetto di blog. A tutti piace il concetto di blogger e a tutti piace puntare a sembrare, apparire, puzzare di influencer. Non lo facciamo più per le ragazze, nossignori. Lo facciamo per la SEO, o almeno così si dice... Da qualche parte. Quanto potrebbe essere dura, secondo voi, ammettere che nella maggior parte dei casi, lo facciamo per Ego? Pura e semplice masturbazione egocentrica che schizza nel momento della raccolta like su Facebook, o di quei 3 commenti di amici, non-amici, potenziali nemici e scappati di casa che a volte si fan vedere, come a lasciare un'elemosina, come a dire, hey amico, so come ti senti, ecco un po' del mio affetto per il tuo ego. Ma se, il blog aziendale, potesse servire più all'azienda che ai lettori?

Blog aziendale, ecco la sua utilità

Partiamo dal presupposto che la mia non sia una realtà assoluta e che probabilmente, tra qualche giorno, rileggendo questo mio primo post, abbia una visione decisamente differente della faccenda, ecco, presupponiamolo. Detto questo, proviamo a fare un breve e rapido ragionamento quasi matematico, ma senza numeri che non ho tempo (ne voglia) di cercarli; parliamo di fatti:

  • - Ci sono sempre più blog a giro
  • - Ci sono sempre più articoli di blog a giro
  • - Le persone alla fine leggono solo i titoli
  • - Le persone si documentano su Facebook
  • - Gli articoli americani sono i migliori
  • - Gli italiani (anche quelli famosi) copiano, traducendo alla meno peggio, gli articoli statunitensi
  • - Le persone non hanno voglia di leggere gli articoli dei blog a meno che non ci siano i 4 modi per perdere 5 kg in 3 settimane...
  • - Scrivere fa bene
  • - Documentarsi fa bene
  • - Avere un proprio minuscolo progetto editoriale fa bene
  • - Riuscire a ottenere qualche micro risultato sui propri articoli fa bene
  • - Scrivere su un blog fa bene (a meno che non si copi spudoratamente, in quel caso go fuck yourself)

Forse iniziamo a vedere dove voglio arrivare, forse, da stravolto come io sono, sto timidamente asserendo che un Blog Aziendale non serve solo a raccattare qualche visita in più su qualche intrecciata long-tail keyword. Semplicemente può rivelarsi uno splendido strumento di engagement aziendale, una sana competizione tra colleghi, un invito a lavorare sulla fame del proprio ego con il fine di farsi vedere. Mostrarsi per quello che si ha in testa, per quello che si vuole scrivere, per quello di cui amiamo discutere. Ecco, forse serve a questo. E la felicità di Lotrèk, beh, questa felicità, può accompagnare solo (semicit.).

Ed ecco spiegate tutte le brodaglie che ho scritto fino ad ora... Potevo arrivare subito al punto. Potevo giocarmela con una frase sola, forse bastava un tweet, e invece ho voluto fare un approfondimento di dubbia utilità solo per comunicare al mondo (senza che il mondo mi ascolti) che questo cerebralmente impegnato blog, a cui abbiamo dato il nome di IDEE, altro non serve che a migliorare i ragazzi e le ragazze di Lotrèk nella stesura degli articoli, nella documentazione, nell'approfondimento, nell'analisi e nel ragionamento che porta a mostrare un po' se stessi, un po' di professionalità e un pizzico di emotività. Ci sono i nomi, che sono più importanti delle categorie e dei tag, ci sono i volti che sono più importanti dei titoli, ci sono i tentativi, i pensieri, le prime volte e le soddisfazioni di chiunque voglia provare a scrivere. Non volevamo un ennesimo blog aziendale con i soliti 20 articoli sulla SEO e sul Web Marketing o sul Web Design o sui Fonts, scopiazzato da chissà quale portale con articoli datati 2014... Cercavamo un luogo per parlare di noi stessi, anche del nostro lavoro e di quello che tutti i giorni incontriamo di assurdo o interessante. Insomma, alla fine siam qui per parlare da umani ad altri umani. Ci farà bene, ne sono sicuro. Ovviamente c'è sempre il rischio che qualcuno del team, una volta letto questo articolo, si ribelli e provi a boicottare questo Blog... Sì, la possibilità esiste, ma è per questo che a Lotrèk abbiamo orgogliosamente introdotto le torture (Hey, Sindacalisti, sto scherzando, è una battuta eh...).

Blogger Before Digital --> Vediamo cosa ne vien fuori --> Decente lettura a tutti.

#HumanBeforeDigital



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Tutto iniziò per caso, quasi per gioco, forse per amore. A 16 anni lessi quel 26.900 Lire di Beidbeger, a 20 capii che non sarei riuscito a fare il pubblicitario. A 27 mi sono incazzato e ho fondato Lotrèk e ho capito che non si capisce mai niente di niente. Al massimo si intuisce. Lavoro affinché tutti siano migliori di me continuando ad avere sempre bisogno di me. Aspettavo l'utopia, inutilmente, mi sono alzato dal letto e me la sto costruendo, non disturbatemi, grazie (a meno che non tu sia il fantasma di Beckett, in quel caso offro da bere).

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