Errori di spazio nel design

Parole Michael Reali
Tempo di lettura 9

Una pausa bianca tra le parole

P

Tutti pari sono nell'attrarre la mia attenzione e annodare le curve del mio intestino.

spazio - ikea-wide

E così mi ritrovo a fotografare lettere metalliche attaccate al muro di una parete del mobilificio che ha fatto del design minimalista e utilitarista la propria blu e gialla bandiera.

Sono cosciente del fatto che questa sia una maledetta fissazione e un acciacco del mestiere, ma non posso fare a meno di cadere nel tranello, specialmente se si tratta di una piccola imperfezione che per molti è trascurabile, ma a mio parere invalida il risultato del lavoro nel suo complesso che avrebbe potuto essere facilmente piacevole ed efficace (anche per me).

(Perché poi uno comincia a seguire la coda batuffolosa del bianconiglio e si chiede: ma non è che pensavano che "tedesco" volesse l'articolo "uno" o prevedevano di scrivere "svizzero" invece di "tedesco". Sarà un problema di ripensamento dell'ultima ora, un problema linguistico o, terzo e peggiore di tutti, una semplice svista di chi quando scrive il proprio nome in un modulo finisce sempre sulla parola "cognome" perché non riesce a calcolare quanto lungo è il proprio nome?)

Non importa, mi dico. Passa oltre. Ma, come l'evidenza di questo articolo potrà farvi intuire, questa postura zen non dura molto e torno a vedere/fotografare/documentare problemi di spazio ovunque sia possibile, che equivale a ovunque.

Fuori dall'ufficio ogni volta che giro la testa.

spazio - dopo l'apostrofo no-grid

In coda all'entrata di una rotonda dietro a un'autobotte. L'errore, seppur in dose omeopatica, fa comunque effetto.

spazio - tra coppie di lettere-grid

Sul mio feed di Instagram dove la promessa è tanto insistente quanto immediatamente disattesa.

spazio - tra le linee - interlinea

Talvolta questa ossessione aiuta. Come nel caso di quella volta in cui, dovendo riprodurre il marchio di un artista, è stato proprio quel piccolo spazio irregolare a guidare l'ardua e travagliata ricerca (4 clic 4) del font originale in quel girone dantesco che è Dafont.

spazio - scrittura gotica-wide

Perché l'ho cercato direttamente su Dafont? Perché trascurare l'aggiustamento visivo dello spazio (crenatura) tra coppie comuni di lettere profuma di lavoro mal/non pagato da molto lontano. E poi perché quel tipo di carattere (fraktur) generalmente ha bisogno di una crenatura stretta perché i pieni del tratto e i vuoti tra le lettere si equivalgano visivamente. 

riders of the the lost mark

Come è chiaro nell’esempio sotto, lo spazio tra le lettere è la chiave per ottenere quel ritmo visivo che contraddistingue questo tipo di scrittura:

spazio - gotica fraktur textura-grid

Definisco

Ma cos’è in fondo lo spazio per un designer? Il vuoto, l’assenza di macchia e colore, il non-essere che dà senso all’essere. Come il silenzio per il musicista, il piatto vuoto per lo chef.
Se non ci fosse lo spazio tra le lettere, quello tra le parole e le righe, tra il titolo e il suo corrispondente paragrafo, sarebbe impossibile stabilire l’importanza e i rapporti di forza tra le varie componenti della nostra composizione. Il significato di un'immagine è il prodotto della gerarchia visiva che questa mostra. E questa gerarchia non è che, in ultimo, organizzazione dello spazio.

Munari sostiene, ad esempio, che la differenza tra una texture (il modo uniforme in cui è trattata/alterata/sensibilizzata una superficie) e una struttura (un'organizzazione dello spazio in griglie e moduli ripetibili) è solo una questione di scala. Come quando osserviamo una carta da parati con l'occhio a pochi centimetri dal muro: vediamo una texture, cioè una superficie uniformemente vergata da tratti di colore o punti o forme geometriche. Se però ci allontaniamo dal muro a un certo punto percepiamo i confini del singolo foglio (il modulo, la struttura) e notiamo la ripetizione dello stesso gruppo di forme nei fogli di carta adiacenti.

spazio - carta da parati-wide

Il modulo è la porzione di spazio da noi trattato. Più grande è il modulo, maggiore sarà la distanza alla quale percepiremo i suoi confini, vedremo la ripetizione del motivo e la bolla di un infinito accessibile farà "pop".

Nota a margine. Questo tipo di ragionamento si applica anche ad altre aree dell’esperienza umana, ad esempio la musica, dove è principalmente una differenza di scala a distinguere il ritmo dalle note: se si diminuisce progressivamente (e drasticamente) l’intervallo tra i battiti di un ritmo, aumentandone quindi la frequenza, si arriva a una soglia oltre la quale l’orecchio umano percepirà la vibrazione come una nota musicale invece di un ritmo. Ma non allontaniamoci troppo dal seminato ché chi vuole può approfondire.

Relativizzo

D'altronde lo spazio è un concetto relativo, diciamocelo. Culture diverse lo concepiscono e utilizzano in modo diverso. Epoche diverse ne hanno fatto usi diametralmente opposti. 

Talvolta (non sempre?) lo stile è dettato da considerazioni economiche e logistiche prima di tutto.
Talvolta (non sempre?) lo stile è dettato da considerazioni economiche e logistiche prima di tutto.

Persone di culture diverse vivono lo spazio in modo diverso. Lo spazio libero, il vuoto, è sempre relativo. Non solo si definisce in base alla presenza di qualcosa che lo occupa, ma deve essere sempre preso nel suo contesto culturale. Per un giapponese che vive in un piccolissimo appartamente di Tokyo lo spazio è un assoluto lusso. Per chi vive nelle grandi praterie argentine o nel deserto del Sahara lo spazio, in quanto spazio, non costa niente. 
Ma nei due casi l’importante è quello che si fa con lo spazio a disposizione: come lo si usa, lo si organizza. Quanto può essere ottimizzato il poco spazio a disposizione per contenere tutto il necessario, nel primo caso; oppure quanto diffuso, leggero o rarefatto può essere l’intervento umano per creare un ambiente ospitale e funzionale, nel secondo. In pratica, di nuovo, come dev'essere trattata la superficie, la tela bianca per creare unità di senso: moduli ripetibili di una struttura funzionale.   

spazio - giardino zen-wide


Nella filosofia e nell'arte Zen, che si tratti di un quadro o un giardino, lo spazio libero è la manifestazione del vuoto come realtà ultima. Un vuoto che non è assenza, bensì ricchezza ed energia dal potenziale infinito. In un giardino Zen le aree "vuote" hanno lo stesso peso di quelle "piene" perché conferiscono struttura, equilibrio e definizione nella visione del giardino preso nella sua interezza. 

Contestualizzo

Insomma io ci provo a ripetermi che tutto va sempre giudicato in contesto. Che il rumore dell’acqua che scorre nel ruscello può essere assordante quanto inaudibile se coperto dal rumore di sega elettrica. Che la luce delle stelle è tanto più accesa quanto ci allontaniamo dalla superficie terrestre e l'atmosfera si rarefa.
Ma poi vedo la borsa elegantemente nera di un grande magazzino e non posso non vedere come lo spazio tra la E e la stanghetta sia troppo rispetto al "contesto".

Poi passa davanti casa il camion di un corriere e la decisione di scegliere un font dove la coppia RT crea uno spazio ingestibile mi fa, di nuovo, ribollire il sangue. (Come dite? Anche nei giardini zen l'asimmetria è usata per creare tensione? Ammettiamolo. Diamo anche a chi ha fatto quella scelta il beneficio del dubbio.)

Concludo e confesso

Lo scopo di questo articolo è fare pace con me stesso, col designer puntiglioso che resta infastidito dai dettagli di un logo o dallo spazio (errato) tra due lettere. Voglio rivelare l’intrinseca soggettività e dipendenza dal contesto culturale di alcune mie posizioni o assunzioni per mostrare (prima di tutto a me stesso) quanto tutto sia sempre relativo e in costante movimento. Credo che spaziare in modo inverecondo una parola in minuscolo sia un crimine, ma chissà, in futuro potrebbe non esserlo più. Con il passare di strani eoni, anche la morte può morire.

Michael Reali

Creative Director

Saper delegare è importante.
Dice mia moglie che... Parlo tanto da solo, ma con gli altri peso le mie parole e le inserisco negli spazi appositi al momento giusto.
Sono il suono del basso che rimane in sottofondo ma, presto o tardi, fa ...