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Human Before Digital, un anno dopo: la nostra partnership con Serenis
Iniziamo una conversazione
Settembre è il nuovo capodanno, il rientro ufficiale da un periodo di pausa che ci aspettiamo risponda a tutte le nostre richieste per dirci finalmente: «sono prontə ad essere la versione migliore di me stessə!»

Diamo per scontato che il rientro al lavoro sia un momento catartico. Ma cosa succede nelle settimane dopo essere rientrati?
C'è chi è rientrato in ufficio con una fitta to-do list da recuperare, chi non si aspettava nulla eppure era già deluso e chi invece ha passato le prime giornate a fissare la casella mail, come fosse di fronte a un predatore nella giungla. Qualunque sia il modo in cui ciascunə di noi ha risposto al rientro, quello che sappiamo è che non possiamo più considerarlo un interruttore ON / OFF, per riattivare creatività e produttività.
Le idee e il nostro (umano) ricominciare sono un motore che va scaldato, anche quando “i prezzi del rifornimento” non sono tra i più adeguati.
Quello che succede ha anche un nome: sindrome da rientro. Non è una diagnosi, è un adattamento naturale al passaggio tra il ritmo delle ferie e quello del lavoro, e nella maggior parte dei casi si esaurisce da solo in una o due settimane. In questo articolo “Sindrome da rientro: sintomi, durata e come affrontarla” pubblicato da Serenis, nostro partner per il secondo anno consecutivo, spiega dettagliatamente il fenomeno individuando tre fattori che influenzano la sua durata:
Non serve sapere in quale di questi punti ci si riconosca di più. Basta comprendere che, se in queste settimane successive al rientro ci si è sentitə un po' smarritə, non è qualcosa da risolvere in silenzio o da subire.
Nel digital, e con l'arrivo dell'IA, il valore della creatività umana è sempre più al centro di numerosi dibattiti, e come digital company lo sappiamo bene: che sia per lo sviluppo di una strategia di influencer marketing, o per un progetto R&D di co-design, la creatività come generazione di idee ha bisogno di sedimentare e alimentarsi. Non è uno schiocco di dita che si attiva a comando.
Uno studio del 2021 (Syrek, de Bloom e Lehr, pubblicato su Frontiers in Psychology) lo conferma anche per chi torna dalle ferie: ha analizzato un campione di lavoratori prima e dopo la pausa, misurando quanto si sentissero creative. Il giorno del rientro il punteggio crolla. Due settimane dopo risale (e in modo netto), proprio come la sindrome da rientro.
Le idee hanno bisogno di riprendere fiato tanto quanto noi.
C'è un altro dettaglio da considerare in questo studio, perché smonta un luogo comune: non è solo il relax puro a spiegare la rinascita della creatività. Chi durante le ferie si è messo anche alla prova rientra addirittura con più idee. Lo studio si basa su un modello chiamato DRAMMA (Newman e colleghi, 2014), che descrive sei modi diversi in cui il tempo libero ci rigenera:
Il colpo di scena è che a vincere, per la creatività, non è mai il distacco totale, quella che spesso chiamiamo la "vacanza perfetta". È la mastery: l'esperienza di riuscita che nasce dall'affrontare una sfida e portarla a termine, la scalata finita, il libro complesso letto fino in fondo. Chi vive questo tipo di soddisfazione e gratificazione durante le ferie, secondo lo stesso studio, torna con un aumento di creatività più netto.
Questo è già un indizio: il vero riposo non si gioca tutto lì, nella pausa estiva che puntualmente termina con aspettative irrealistiche a settembre, ma è un lavoro da fare tutto l'anno. Interiormente e nel lavoro.
È anche per affrontare momenti dell’anno come questo che continuiamo a lavorare con Serenis, per fornire un supporto solido e continuativo per i nostri humans. E non solo: anche in Lotrek nutriamo la nostra cultura aziendale focalizzandoci su ascolto e comunicazione e una ripresa quanto più sana e sostenibile
Una buona cultura aziendale, infatti, non chiede alle ferie di fare tutto il lavoro, né pretende che il recupero avvenga dal primo istante. Le condizioni per ritrovare il proprio passo si costruiscono giorno per giorno, nel quotidiano. Insieme.
Oltre a ripartenza e creatività, c'è un ultimo elemento sul quale riflettere.
La produttività, la performance, il tornare operativi al cento per cento non sono uno schema rigido a cui aderire fin dal primo giorno, né un metro con cui giudicarsi se i tempi di ripresa del ritmo non coincidessero. La propria creatività, e il tempo che serve alle idee per nutrirsi, non sono un lusso: sono l'unico modo perché quelle stesse idee tornino davvero.
Settembre non è, e non può essere, un interruttore ON/OFF, esattamente come non lo siamo noi. È lo spazio in cui costruire una ripartenza realmente sostenibile e personale, riuscendo solo così a guardare tutto con occhi diversi.
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